Tra le dune e il mare
alternando gli sguardi a destra a sinistra come in una partita di tennis. La cosa non la infastidì e penso tra sé "Sono ragazzi!". Il tizio non si fece attendere e in lontananza, avanzando nella spiaggia vuota, si fece notare dal passo deciso e da un rosario che, sopra il petto bronzo, scoperto dalla canotta nera, ondeggiava ad ogni passo che affondava sulla sabbia. "Eccomi, piacere. Sono Danilo e questa è la tua Red bull ghiacciata!". Wow, deciso, solerte e di parola. "Ma grazie, piacere. Sono Ines!". Trascorsero due ore a parlare di tutto seduti sul tronco, distesi e poi di nuovo seduti. Ines indossava una maglietta fucsia che le si appiccicava al seno come una seconda pelle. Farsi trovare a tette al vento non le era sembrato elegante né rispettoso, sebbene sapesse bene che lui si fosse scomodato proprio per loro. Quelle che aveva definito in chat "le tue boe". Le folate rabbiose del vento, che ora pareva essersi incazzato, fecero volare la busta bianca dei panini che Ines aveva mangiato a pranzo. Lei la rincorse e per un bel po' non riuscì ad afferrarla. Sembrava un fantasmino impazzito che voleva giocare ad acchiapparella. Danilo rideva di gusto fin quando si decise a seguire Ines e la busta, sparite entrambe dietro le dune fiorite di piante grasse e fiori gialli. Al di sotto del sentiero vi era un lago verde oro che si scorgeva ai piedi del ripido terrapieno erboso. Nell'esatto punto in cui meglio si scopriva lo specchio lacustre, Danilo le sollevò la maglia e si tuffò sui capezzoli ambrati che il vento aveva reso duri e visibili come gelsi sotto il tessuto. "Il tuo seno è spettacolare. Mai viste due tette così grandi e belle. Perfette!" sussurrava mentre le succhiava avidamente come un neonato appena nato alla vita. Con impeto le mise la mano tra le cosce spostandole appena il costume e le infilò deciso proprio lì. "Sei un lago!" le biascicò. "Devo... voglio scoparti" continuò. "Lo faccio solo in modo protetto" disse lei. Non fece in tempo a spiegare il perché che sfiorando appena la sommità del suo pene, lo sentì gemere e inondare le sue dita che lo frizionavano. "Non sono mai venuto così presto con una sega. Anzi, con un semplice accenno di sega, scusami ma sei troppo eccitante" disse come a giustificarsi. "Sì, certo, immagino" rispose Ines, abituata a sentirsi dire così e a sentirsi quasi in colpa per essere "così seducente". Ogni volta sorrideva e ripeteva tra sé le parole dell'amico gay, Oscar "Questa cosa si chiama eiaculazione precoce, non "tu, troppo seducente. Non è colpa tua, fidati". Oscar sapeva sempre come inquadrare, talvolta con autentica e immediata brutalità, le diverse fenomenologie legate alla sfera sessuale. Ines salutò Danilo del quale davvero aveva apprezzato l'iniziativa e il refrigerio donato dalla bibita che le aveva portato e si rimise a sedere sul tronco. Non prima di essersi tuffata di nuovo tra le onde che verso il tramonto accennavano ad una inaspettata distensione. Dalla spiaggia erano spariti la ragazza dalle tette piccole e i due ragazzi segaioli. Era apparso dal nulla, invece, un uomo sulla cinquantina che armeggiava con la vela nera e arancione del proprio Sky surf. Non molto alto, non molto magro, brizzolato, inguainato in una tuta da sub nera che lo faceva sembrare una cozza con le braccia e le gambe, gettava lo sguardo alle tette di Ines. Lei, rimasta vogliosa e insoddisfatta dalla fugacità dell'incontro con il bel Danilo, si mise a ricambiare le occhiate del tipo di mezz'età, fintanto che con una scusa il surfista dell'aria le si avvicinò. "Sembrava ci fosse il vento giusto ma si è fermato!" esclamò. "C'è stato per tutto il giorno il vento, in effetti, e ora è calato" rispose Ines sorridendo. Tradendo l'audacia, tipica degli uomini di mezza età, le si presentò sedendosi sul tronco screpolato. "Sono Dario, piacere. Guardiamo insieme il tramonto!?" chiese mentre Ines voltandosi gli sorrise annuendo. Il sole era carico di rosso sangue e le nuvole gli ricamavano intorno un giardino dai toni del rosa, del lilla e del viola. Una gigantesca ninfea di Monet sospesa nel cielo. Una mano di Dario non tardò ad accarezzare il braccio di Ines, lentamente finendo sul suo seno e afferrandone con forza un capezzolo insabbiato. Il suo impeto era diverso da quello di Danilo e da quello dei ragazzi che in modo naturale ma discreto davano sfogo ai loro ormoni giovanili. Era, la sua, una forza sfacciata, arrogante, irritante ed erotica insieme. D'un tratto scivolò a terra e le si inginocchiò davanti. "Apri le gambe per me" comandò. Ines obbedì. Appoggiata una mano al tronco per tenersi in equilibrio e con l'altra scostato il costume nero appuntato con il pollice all'inguine, con vorace slancio iniziò a leccarla. Il suo capo sembrava chino su un pasto da tempo desiderato e che ora consumava con smania del gusto roteando la lingua tra clitoride e labbra intrise. Ines era piena di piacere. Dario con la lingua ci sapeva davvero fare. E con le mani anche di più. Le piombò dentro due dita, poi tre e, a stantuffo veloce, in breve tempo le fece rilasciare tutti gli umori trattenuti fino a quel punto, accogliendoli sul suo viso compiaciuto, dalla fronte e le gote arrossate. Ines fu finalmente libera di godersi uno squirt marino tra dune e onde che non dimenticò facilmente. "Sono felice di averti fatto stare bene. C'è ancora tanto da fare e per farti godere voglio farlo!" le disse. Da quella sera si videro ogni volta che ne avevano voglia. Cioè sempre. E tale dura ancora. Le donne apprezzano gli uomini belli ma questi spesso non ballano. Allora si tengono quelli meno belli che sanno però come prenderle. Esperienza batte bellezza. Quasi sempre!
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